APPROFONDIMENTO SULLA CISTITE
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Introduzione |
Il tratto urinario è un tubulo complesso rivestito di epitelio con una apertura sulla superficie corporea, e ciò lo rende suscettibile di infezione da parte di microorganismi, non a caso le infezioni del tratto urinario, sono una delle infezioni batteriche più comuni nell'uomo (negli Stati Uniti sono fra l'altro la causa più comune di patologie renali o urologiche).
Il tratto urinario è un tubulo complesso rivestito di epitelio con una apertura sulla superficie corporea, e ciò lo rende suscettibile di infezione da parte di microorganismi, non a caso le infezioni del tratto urinario, sono una delle infezioni batteriche più comuni nell'uomo (negli Stati Uniti sono fra l'altro la causa più comune di patologie renali o urologiche).
Nella batteriuria asintomatica i batteri possono essere limitati alla vescica o venire trovati sia nella vescica che nei reni.
La seconda manifestazione, la cistite, è una sindrome caratterizzata da disuria (emissione difficoltosa o dolorosa di urina), e sensazione di necessità frequente e urgente di urinare, talvolta accompagnata da dolori al basso addome e ematuria.
La pielonefrite acuta ha come sintomi dolore al fianco, febbre ed è complicata da batteriemia nel 30% dei casi.
Sebbene molti medici ascrivano la cistite a una infezione della vescica e la pielonefrite a una infezione che coinvolge i reni, il 15 -25% delle cistiti può presentare batteri anche a monte della vescica e il 30 - 50% delle persone che accusano dolore al fianco e/o febbre non hanno batteri nei reni.
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Febbre > 38,5 ° |
Disturbi minzionali |
PCR > 20 mg/dl; leucocitosi |
Es.urine: nitriti, leucociti |
| Pielonefrite acuta |
Spesso |
Raramente |
Si |
Si |
| Cistite acuta |
Rara |
Quasi sempre |
No |
Si |
| Batteriuria asintomatica |
No |
No |
No |
No |
La batteriuria non implica però necessariamente una infezione del tratto urinario: il risultato dell'urinocultura deve essere valutato tenendo conto della situazione clinica, del metodo di raccolta dei campioni e dei risultati di un esame microscopico, in alcuni pazienti infatti avviene inevitabilmente una contaminazione dei campioni con batteri residenti nell'uretra anteriore o nella pelle periuretrale: per questo il numero e il tipo di batteri va accuratamente valutato e quantificato.
In campioni ottenuti da pazienti che accusano sintomi nel tratto urinario, trovare più di 105 organismi di una singola specie batterica è indice significativo di infezione, così come il ritrovamento di più di 105 organismi /ml di specie diverse associato a piuria, disuria, e stimolo frequente ad urinare.
Il tipo di microorganismo trovato nel campione di urine permette anche di evitare che una contaminazione del campione sia scambiata per batteriuria; lactobacilli, difteroidi, Neisseria sono infatti raramente agenti causali di infezioni urinarie, al contrario di E. coli o S. saprophiticus. Anche il metodo di raccolta influirà sulla contaminazione del campione: ad esempio urina raccolta mediante cateterizzazione che presenti 105 organismi /ml sarà al 95% indice di infezione, così come urina raccolta tramite aspirazione sovrapubica.

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Cos'è la cistite |
C'è un ampio spettro di sintomi nelle infezioni del tratto urinario, da pazienti praticamente asintomatici a quelli che presentano sintomi all'uretra, alla vescica o entrambe, a quelli che accusano sintomi più gravi con febbre e dolore al fianco.
La cistite è una infezione batterica della vescica, da un punto di vista istopatologico caratterizzata da una infiammazione limitata alla mucosa superficiale della vescica. Pazienti con cistite di solito accusano disuria, stimolo frequente e intenso di urinare, possono essere presenti anche ematuria, dolore alla schiena e al basso addome, bisogna considerare che comunque i segni clinici e i sintomi sono inaccurati nel localizzare il sito di infezione, infatti viene diagnosticata anche una infezione renale silente, in seguito ad esami più accurati, fino al 50% delle donne con cistite.
Le infezioni ricorrenti solito ricadute a causa del patogeno originario o reinfezioni con un patogeno differente e in genere si sviluppano entro 3 settimane dopo il termine della terapia per l'infezione precedente.
Le reinfezioni sono circa l'80% dei casi di infezioni ricorrente, le cause possono essere un trattamento inadeguato, un focolaio di infezione renale o nella prostata o anomalie strutturali del tratto urinario. Ricadute continue (o la persistenza di un singolo agente infettante) sono inusuali e dovrebbero suggerire una anormalità strutturale o la presenza di un calcolo.

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Patogenesi |
Patogenesi
La cistite batterica quasi sempre è il risultato dell'ingresso in vescica di batteri che normalmente colonizzano l'uretra anteriore o la pelle periuretrale.
Una diffusione al sistema ematico o linfatico dal sito di infezione è di solito inusuale.
La brevità dell'uretra femminile è una barriera anatomica insufficiente a impedire l'ingresso di batteri che possono essere spinti in alto verso la vescica, ad esempio in occasione di rapporti sessuali.
I patogeni possono anche entrare in vescica durante l'inserimento di un catetere o per diffusione di batteri che normalmente colonizzano la zona perineale.
I patogeni
La maggior parte delle infezioni delle vie urinarie sono sostenute da microorganismi dotati di particolari capacità di adesione alle cellule uroepiteliali: tra le Enterobacteriaceae, E. coli è la specie più frequentemente (oltre il 50% dei casi) responsabile di infezione soprattutto in pazienti ambulatoriali, eventualmente caratterizzati da fattori predisponenti quali possibili anomalie anatomiche congenite, la gravidanza, il diabete o la presenza di neoplasie o di calcolosi.
Al contrario, Proteus spp., Klebsiella spp. ed Enterobacter spp. sono gli enterobatteri più frequentemente responsabili di infezioni di acquisizione nosocomiale, a pari di Pseudomonas spp. ed Enterococcus spp. multiresistenti. Altri microorganismi sembrano essere maggiormente correlati, dal punto di vista epidemiologico, a condizioni individuali particolari: S. saprophyticus ricorre per lo più in donne sessualmente attive, S. aureus e Salmonella spp., per quanto di non comune riscontro, in soggetti con quadri clinici di sepsi e i lieviti in pazienti cateterizzati.
Assolutamente eccezionali sono le infezioni sostenute da microorganismi anaerobi la cui moltiplicazione è fisiologicamente inibita a livello vescicale. Tra gli agenti patogeni non possono essere esclusi i microorganismi solitamente normali componenti della popolazione microbica dell'apparato genitale e/o perineale (Lactobacillus spp.) ovvero quelli classicamente patogeni, quali C. trachomatis, N. gonorrhoeae, G. vaginalis, e U. urealyticum. Il ruolo degli altri microorganismi nell'eziopatogenesi delle infezioni delle vie urinarie non è ancora ben definito, anche se virus e parassiti sono descritti quali potenziali patogeni. Tra i primi, soprattutto Adenovirus tipo 11 e Cytomegalovirus (ma anche poliomavirus umano JC e BK) sono responsabili di cistite emorragica in soggetti immunocompromessi; analogamente non deve essere esclusa la possibilità di una schistosomiasi urinaria in soggetti di ritorno da zone endemiche.

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Diagnosi |
Il tratto urinario viene continuamente lavato dal flusso di urina e per questo i batteri che lo infettano vengono trasportati all'esterno durante la minzione permettendo un facile riconoscimento della batteriuria che accompagna le infezioni urinarie tramite un esame di campioni.
L'esame microscopico e colturale di campioni sono i principali mezzi per diagnosticare le infezioni alle vie urinarie, sono disponibili anche test rapidi di tipo biochimico in stick: glucosio ossidasi, catalasi, test per i nitriti e per l'esterasi leucocitaria.
Persone sane eliminano meno di 400.000 leucociti/ora mentre in caso di infezioni il numero aumenta considerevolmente. Un metodo semplice e riproducibile di screening per la piuria è l'esame di un campione fresco, non centrifugato di urina in emocitometro: una conta di 10.000 o più leucociti /ml è considerata anormale: la piuria non è segno inequivocabile di cistite, ma serve come indicazione di infezione in atto.
In assenza di conferma dall'urinocultura, la piuria suggerisce la diagnosi di gonorrea o infezione da Clamidia.
L'esame del sedimento al microscopio allo scopo di individuare i batteri e i globuli bianchi. Nei bambini, considerando anche i pazienti sintomatici, la microscopia ottiene risultati paragonabili ai test con gli stick.
Test per la glucosio ossidasi
Le urine contengono normalmente glucosio, ma se sono presenti batteri il glucosio è metabolizzato: il test controlla l'assenza di glucosio nel campione. Per un efficace risultato però le urine devono rimanere nella vescica per almeno 4 ore, cosicché i batteri consumino glucosio a sufficienza, inoltre in caso di gicosuria anormale il test è inefficace (es. in pazienti diabetici).
Test per la catalasi
La maggior parte degli uropatogeni genera catalasi. Se viene aggiunto perossido di idrogeno all'urina infetta viene rilasciato ossigeno. Questo test non identifica specificamente la batteriuria, in quanto anche elementi del sangue contengono catalasi, la possibilità di falsi positivi è quindi molto alta.
Test per i nitriti
I nitriti sono formati per riduzione dei nitrati presenti nelle urine normali, e un esame colorimetrico per l'identificazione della presenza di nitriti fornisce la diagnosi.
Test per l'esterasi leucocitaria
La presenza di leucociti nelle urine può essere individuata tramite un saggio colorimetrico dell'attività esterasica.
Il test con gli stick è rapido, poco costoso e non richiede particolari competenze tecniche.
Il test per le esterasi leucocitarie (LE), confrontato con la coltura (con almeno 100.000 organismi/ml) ha una sensibilità del 72-97% e una specificità del 64-82%, il test di riduzione dei nitriti, che individua i nitriti prodotti dai batteri urinari (di solito solo i Gram negativi), ha una sensibilità variabile (35-85%) ma una buona specificità (92-100%).
Metodo fotometrico
Il metodo fotometrico rileva cambiamenti nella diffrazione della luce, risultante dalla crescita batterica e misura una conseguente caduta di voltaggio nel fotometro.
La sensibilità del metodo è collegata direttamente al tasso di crescita e al periodo di incubazione.
Bioluminescenza
Questo metodo è legato al sistema luciferina/luciferasi che converte l'energia cellulare in forma di ATP in luce.
Filtrazione
In questo metodo l'urina viene filtrata, colorata e esaminata colorimetricamente.
Il metodo classico per una valutazione quantitativa della batteriuria è l'urinocultura (incubazione a 37° per 24h su agar) e successiva conta delle colonie batteriche.
Trattamento
Tutte le infezioni sintomatiche dovrebbero essere trattate con farmaci antimicrobici.
I principi della terapia sono gli stessi che si applicano al trattamento di ogni infezione: il farmaco meno tossico e meno costoso dovrebbe essere prescritto per un tempo sufficiente a eradicare l'infezione.
Lo spettro dell'antibiotico dovrebbe coprire i microorganismi infettanti ma preferibilmente non colpire la flora batterica intestinale e perineale.
Uno schema classico per il trattamento:
| farmaco |
Via di somministrazione |
Dosaggio mg/Kg/die |
dosi/ die |
Durata terapia |
| Amoxi-clavulanato |
Orale |
50 |
2-3 |
7-14 |
| Cefalosporine orali: II generazioneIII generazione |
Orale |
30-50 9 |
2-3 1 |
7-14 |
| Cotrimoxazolo |
Orale |
6-12 (TMP) + 30-60 (SMX) |
2 |
7-14 |
Cefalosporine iniettive: ceftriaxone cefotaxime ceftazidime |
Parenterale |
50-80 50-100 5-100 |
1 2-3 2-3 |
7-14 |
| Aminoglicosidi |
Parenterale |
6-7,5 |
2 |
7-14 |
| Sulbactam-ampicillina |
Parenterale |
75-150 |
3 |
7-14 |
| Ciprofloxacina a Rilascio Modificato |
Orale |
500 |
1 |
3 |
| 1000 |
1 |
7/14 |

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